L’esorcista [Recensione]


L’esorcista, William Peter Blatty – Mondadori/Fazi Editore/IlSole24Ore

Un libro che fa paura o piuttosto che lascia un senso di inquietudine che finisce per popolare i tuoi sogni!

Guardai il film, tratto da questo romanzo, tanti anni fa e ne ho un chiaro ricordo, ero una bambina e mi impressionò molto (anche allora avevo gusti particolari…), ma non feci incubi, né mi spaventai a morte come molte mie compagne di scuola e di gioco.

Nel leggere ora il romanzo, dopo così tanto tempo, ho rivissuto le scene e le atmosfere del film: ho una buona memoria… Ma ciò che oggi è diverso, per me, è la percezione dei contenuti e dei messaggi che l’autore ha voluto trasmettere.

Fondamentale è considerare l’epoca in cui il romanzo è stato concepito e scritto. Ovviamente gli anni ’70 erano molto diversi dai giorni nostri e soprattutto era diverso il modo di affrontare la materia religiosa, l’indipendenza e l’affermazione femminile, il divorzio/separazione degli sposi e i ruoli che uomo e donna dovevano assumere nella società.

Posso con forza affermare che il romanzo mi è piaciuto molto di più del film (come al solito, aggiungerei!), leggendo si possono apprezzare tutte le sfumature della “malattia” di Regan.

La storia è bella, fa paura ed è scritta con molta accuratezza, è più profonda di ciò che potrebbe apparire se ci si lascia trasportare passivamente dagli eventi.

Riflettendoci un po’ sopra, non è così difficile pensare che cose del genere accadono tutti i giorni intorno a noi. Magari non con le manifestazioni esteriori della bambina posseduta, ma non è raro incontrare persone che dietro una maschera di educato buonismo, nascondono un male profondo e insensato.

TRAMA
Che cosa succede alla piccola Regan, trasformatasi in un mostro blasfemo che urla oscenità e frasi sconnesse? Sua madre, la famosa diva del cinema Chris MacNeil, non riesce a capirlo. Né ci riescono i medici e gli psichiatri né la polizia. Forse solo un esorcista può dare una risposta. Ma la Chiesa impone cautela, esige prove, chiede tempo. Intanto la casa risuona di colpi, i mobili si spostano da soli, un uomo muore con il collo spezzato, il fragile corpo di Regan sembra cedere alla tempesta che lo sconquassa. E lo scontro tra l’uomo di Dio e gli spiriti del Male sembra ormai inevitabile.

LA MIA OPINIONE
Dopo poche righe mi sono accorta di essere completamente avvinghiata alla storia e presa dalle sensazioni e dai sentimenti che da essa trasparivano.

Dopo poche pagine, ho avuto la spiacevole sensazione che l’autore stesse addossando la colpa di ciò che stava accadendo alla piccola Regan, interamente alla madre, attrice affermata e ovviamente vanesia.

Il suo non voler credere in Dio e l’eccessivo impegno (e successo) lavorativo, sembrano essere la causa della depravazione che possiede sua figlia.

Mi sembrava di leggere la storia scritta da un convinto maschilista che punisce all’inverosimile questa mamma in carriera. La storia è avvincente e terrificante, ma c’è come una seconda musica che suona sullo sfondo e questa seconda melodia ha il sapore del rimprovero: le donne devono fare le mogli e le madri… il lavoro, la carriera, la fama e il potere non sono per loro!

Mi è sembrato che l’autore volesse ammonire le donne, in fondo rappresentano il sesso debole e forse sono davvero troppo deboli per affrontare le grandi cose della vita e la presunzione di poter fare a meno di un uomo/marito al proprio fianco, non può che condurle tra le braccia del demonio.

Chris, nonostante le pessime condizioni della figlia, non si rivolgerà mai al marito che l’ha tradita e che ora vive con un’altra donna, cercherà di andare avanti come meglio riuscirà e finirà per riversare tutte le sue speranze in un uomo di Chiesa che rappresenta tutto ciò in cui lei si ostina a non credere.

A parte queste considerazioni sulla condizione femminile, Blatty fa leva su qualcosa che ci accomuna tutti: l’egoismo.

Ognuno dei personaggi ha una sua specifica individualità e un percorso di vita che lo ha portato a fare delle scelte. Ognuno ha messo il proprio bene, carriera, successo, interesse ecc. davanti a tutto il resto e ognuno di loro vive tutta la vita con un rimorso che li perseguita.

Il romanzo mi ha molto colpita e non solo per la trama e il fatto di avere a che fare con una possessione demoniaca. Il “male” non è nel vomito verde, negli occhi rivoltati o in tutte le altre manifestazioni fisiche visibili di Regan o del mobilio della lussuosa villa.

Il “male” risiede nei piccoli gesti quotidiani, nelle scelte che si fanno e che coinvolgono chi ci sta intorno. In questo senso, l’intero romanzo pone l’annosa questione dell’esistenza di Dio. Nel Diavolo è facile credere, le sue manifestazioni ci circondano, sono così evidenti, fanno così rumore.

Il “bene” non fa rumore, non rimane impresso e ci sembra così difficile da fare che si finisce per affermare che Dio non ascolta le nostre preghiere o che non esiste affatto.

La figura di Padre Karras è quella che più mi ha colpita e che più mi è piaciuta, vive un conflitto interiore che per molti potrebbe sembrare banale, ma per lui è un vero tormento. Mi è sembrato subito una roccia su cui poter contare, una persona che sa mettere da parte le proprie questioni per aiutare chi ha bisogno.

Quando arriva “l’esorcista” (Padre Merrin) è come se il conflitto di Padre Karras fagocitasse tutta la sua forza e questa roccia d’uomo, si sgretola fino a diventare sabbia.

C’è una forza che si muove durante tutta la lettura del libro: la speranza!

Speranza di riuscire a guarire Regan da questa strana “malattia”, speranza di riuscire a risolvere in qualche modo il conflitto esistenziale di Padre Karras, speranza di riuscire a trovare la chiave che apre tutte le porte e che getta luce su tutti i dubbi.

Sì, questa storia mi è piaciuta e ho apprezzato molto COME è stata scritta e tradotta. Un linguaggio curato come estremamente curata è stata la fase di documentazione dell’autore.

Non si trovano (quasi) più libri del genere!

La scrittura, qui, non è solo il risultato di un’idea sognata, accarezzata e descritta come la si “vede” con l’immaginazione. Qui tutto è molto curato, dalla grammatica al tema affrontato e io ho apprezzato molto lo sforzo che sicuramente è stato necessario per realizzare questo meraviglioso romanzo.

CURIOSITÀ
Scritto a partire dallo studio di un caso di possessione diabolica riportato dal «Post» nel 1949, L’esorcista richiese all’autore, William Peter Blatty, una lunga e accurata ricerca sull’argomento: «Penso che il mio inconscio, una volta accumulato tutto il materiale e la fatica necessari, abbia creato la maggior parte della trama, elargendone poco alla volta delle porzioni alla mia coscienza razionale». Pubblicato nel 1971, accolto con un certo scandalo dalla critica, il libro ebbe subito un impressionante successo di vendite; nel ’72, l’autore fu insignito del California Literature Silver Medal Award. Considerato da critici e lettori come uno dei migliori romanzi horror mai scritti, L’esorcista ha venduto circa sei milioni di copie ed è stato tradotto in diciotto lingue. Nel ’73 il film tratto dal libro, sceneggiato da Blatty, diretto da William Friedkin e interpretato da Max Von Sydow e Linda Blair, ebbe dieci nomination agli Oscar. Riportò due vittorie: come miglior sonoro e miglior sceneggiatura non originale. Il successo del film fu tale da indurre la produzione americana a finanziare, negli anni successivi, ben due sequel, L’esorcista ii: l’eretico e L’esorcista iii. Nel 2000 ne è stata inoltre distribuita una nuova versione, contenente undici minuti aggiuntivi non inseriti nel montaggio del 1973. Il 31 ottobre 2008, nel celebre sondaggio di Halloween sul cinema horror, L’esorcista è stato votato miglior film dell’orrore di tutti i tempi.

VOTO

Ottimo
Ottimo

EDIZIONI
2015, IlSole24Ore (I capolavori della letteratura horror), Copertina flessibile, € 8,90
2012, Fazi Editore 400 p., Ebook Kindle, € 2,99
1974, Mondadori 395p., Copertina flessibile, € 13,00

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Pubblicato da

Filomena scrive...

Lettrice ingorda, insaziabile, onnivora. Scrivo per passione e per necessità.

3 pensieri riguardo “L’esorcista [Recensione]”

  1. Letto il romanzo e visto il film da bambino/ragazzino.
    A me, in realtà, della metafora sulla società non importa molto.
    Ho cercato e voluto solo lo spavento, l’orrore.
    L’ho ottenuto, ma più dal film che dal romanzo (grazie agli effetti speciali).

    Mi piace

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