Jezabel [Recensione]


Jezabel – Irène Némirovsky

Leggete qualunque cosa abbia scritto Irène Némirovsky, è un’autrice poco conosciuta, ma che, secondo me, ha diritto a un più alto riconoscimento e a una maggiore diffusione in ambito letterario.

Dovrebbero suggerirla gli insegnati ai ragazzi delle nostre scuole, è una lettura molto istruttiva.
In particolare, questo romanzo rappresenta una critica spietata e una netta condanna alla vanità femminile, al voler essere sempre giovani e belle, a discapito di tutto e soprattutto di tutti.

Gladys calpesterà ogni persona che le intralcerà il passo, non può fare a meno di sentirsi desiderata dagli uomini, questa bramosia, questo idillio dei sensi è la sua droga e la porterà a seppellire tutti.

Nonostante la Némirovsky racconti anche degli incontri galanti che Gladys ha con i suoi tanti amanti, mai, nemmeno una volta, mi è sembrato di leggere un romanzo d’appendice. Il suo modo di scrivere è così poetico, da rendere tutto tanto delicato e impalpabile eppure così crudele e vero.

TRAMA
Quando entra nell’aula di tribunale in cui verrà giudicata per l’omicidio del suo giovanissimo amante, Gladys Eysenach viene accolta dai mormorii di un pubblico sovreccitato, impaziente di conoscere ogni sordido dettaglio di quella che promette di essere l’affaire più succulenta di quante il bel mondo parigino abbia visto da anni. Nel suo pallore spettrale, Gladys evoca davvero l’ombra di Jezabel, l’ombra che nell’Athalie di Racine compare in sogno alla figlia:

“Non ne aveva, il dolore, smorzato la fierezza;
aveva anzi, ancora, quella finta bellezza
mantenuta con cure, con espedienti labili,
per riparar degli anni le sfide irreparabili”

Sì, è ancora molto, molto bella, Gladys Eysenach: il tempo sembra averla “sfiorata a malincuore, con mano cauta e gentile”, quasi si fosse limitato ad accarezzarla, e le donne presenti nell’aula si sussurrano con golosità i nomi dei suoi innumerevoli amanti. La condanna sarà lieve, solo cinque anni: l’arringa della difesa ha invocato l’attenuante del movente passionale. Ma qual è la verità – quella verità che Gladys Eysenach ha cercato a ogni costo di occultare, rifiutandosi di rispondere a qualsiasi domanda, dichiarandosi senza mezzi termini colpevole, e supplicando i giudici di infliggerle la pena che merita? Capace come pochi altri scrittori di scavare nell’animo femminile con chirurgica precisione, Irène Némirovsky ci svelerà il vero, ma inconfessabile movente dell’omicidio ripercorrendo dall’inizio la storia fiammeggiante e tormentata della ricca, seducente, invidiata Gladys Eysenach: una donna che dagli uomini è stata amata con furore e dedizione assoluti, e che sopra ogni altra cosa ha voluto continuare a esserlo, e per riuscirci ha calpestato con inconsapevole e disperata ferocia chi le stava attorno arrivando fino a uccidere.

LA MIA OPINIONE
La prima parte, ovvero tutta la narrazione del processo, è una lunga lista di testimonianze e sembra quasi di leggere una scaletta di appunti.

Forse è una scelta dell’autrice, ma qui i fatti vengono narrati con freddezza e senza farcitura di sentimenti.

Si intuisce subito che, nonostante Gladys si definisca colpevole, le cose non sono così semplici come appaiono. Durante la lettura di questa parte avevo la sensazione tangibile della presenza celata di qualche personaggio che ‘doveva’ restare nascosto… non posso svelare nulla a riguardo, bisogna leggere l’intero racconto per capire!

L’unico sentimento forte ed effettivamente tangibile in questa prima parte, è la vergogna per l’infamante vicenda che ha esposto al pubblico ludibrio la nostra eroina.

Tutto purché la sceneggiata abbia fine, Gladys è colpevole: perché indagare oltre?
E qui nasce il sospetto: c’è molto di più sotto la superficie di quanto non sia emerso dalle numerose testimonianze.

La Némirovsky scrive con una classe e una delicatezza rare, non usa citazioni colte, ma il suo bagaglio culturale è vivo e presente, le sue storie sono ricche di informazioni culturali e sociali sulla Parigi e il bel mondo degli anni a cavallo della Guerra.

Sa dipingere i volti e le persone come fa un ritrattista con pennelli o matite, ogni volta mi sembra di poterli vedere, di ritrovarmela di fronte questa femme fatale!

Circa a metà lettura, ho intuito le motivazioni di Gladys circa l’omicidio, ma nonostante questa comprensione, ho assaporato ogni riga, ogni pagina, perché ogni singola parola usata dalla Némirovsky, trasuda sentimenti e stati d’animo.

Mi sembrava di sentire il vento che attraversa le stanze in cui uomini e donne si dilettavano a ballare e amoreggiare. Sentivo il freddo e l’umidità della pioggia. Ho provato dolore e tanta tristezza e poi ancora dolore per il finale beffardo quanto ovvio: tutto è così ‘dannatamente’ coerente…

Gladys è grottesca. Un’anima nera che mette tutto dopo la sua ossessione per la bellezza, la giovinezza e il suo potere d’attrazione verso gli uomini.

Gladys è in realtà un mostro.

Com’era felice… O piuttosto no, non era ancora la felicità, ma la sua attesa, una divina inquietudine, una sete ardente che le attanagliava il cuore.
Solo il giorno prima era una ragazzina triste e debole accanto a una madre che detestava. Ed ecco che ora si palesava donna, bella, ammirata, presto amata… Pensava: “amata…” e subito provava una profonda inquietudine: si vedeva brutta, malvestita, senza educazione; i suoi gesti diventavano bruschi e maldestri: cercava intimorita con gli occhi sua cugina, Teresa Beauchamp, seduta fra le madri. Ma la danza, a poco a poco, la stordiva; il sangue le scorreva più vivo e ardente nelle vene; girava la testa, contemplava gli alberi del parco, la notte dolce e umida, illuminata dai fuochi gialli, le colonnette bianche della sala da ballo, aggraziate e slanciate come ragazzine. Tutto la incantava; tutto le sembrava bello, raro e affascinante; la vita aveva un sapore nuovo, aspro e dolce al tempo stesso, mai assaggiato.

Ciò che più mi ha rattristato è la consapevolezza che la Némirovsky si sia ispirata alla madre, donna fatua e assente.

Una storia di ferocia ed egoismo estremi, una beffa per i buoni che poi buoni non sono, a parte la servitù (con le dovute eccezioni), non si salva nessuno. Tutti freddi e insensibili, ognuno preso solo da se stesso e dalle proprie ossessioni.

A fine lettura, il processo, ovvero la parte iniziale, quel lungo elenco così ‘noioso’ di testimonianze, acquista un interesse nuovo e si torna inevitabilmente indietro, a rileggere le prime pagine del romanzo, ci s’immerge in quelle prime fasi della narrazione con interesse famelico.

Solo a quel punto, ogni cosa va al suo posto e il libro può tornare a chiudersi.

CURIOSITÀ
La figlia di Irène Némirovsky, Élisabeth Gille, scrisse “Mirador” la biografia della madre Irène dopo i cinquant’anni. La scrisse in prima persona – come se a parlare fosse la madre stessa – morta a 39 anni lasciando un corpus di lettere tanto vasto quanto disordinato.

Quando uscì Mirador, fu accolto come un importante contributo alla conoscenza di una vita, quella di Irène, una scrittrice di talento e grazia, per quasi un trentennio dimenticata nel limbo della letteratura minore. Poco dopo Élisabeth Gille morì: sapeva di essere malata. Il tono del libro, comico, acerbo, violento, che non dava spazio né alla compassione né alla lamentela stupì la critica. In fin dei conti era la vita della sua famiglia.

Negli scritti di Irène c’era il tema fondamentale della maternità e della filiazione. I grandi libri di Irène Némirovsky pongono l’accento su una figura materna detestata.

La nonna di Élisabeth, che si rifiutò di riconoscere le nipoti sopravvissute allorché la donna che le aveva salvate gliele riportò, era un personaggio odioso sul quale Irène Némirovsky si dilungò parecchio e che le ispirò la maggior parte dei suoi personaggi femminili futili, venali ed egoisti, in particolare in David Golder, nel Ballo o in Jezabel, in cui è l’unico tema.

Per approfondire: Irène Némirovsky

VOTO

Irripetibile
Irripetibile

Consigliato a tutte le aspiranti o presunte femme fatale!

EDIZIONI
2013, I capolavori. Ediz. Integrale Newton Compton (collana Grandi tascabili economici. I mammut n. 140), 1579 p., rilegato, € 9,90
2013, Newton Compton (collana Grandi tascabili economici n. 745) 147 p., brossura, € 4,90
2013, Newton Compton (ebook EPUB, MOBI) 147 p., € 2,99
2012, Adelphi (ebook), pp. 194, € 6,99
2007, Adelphi (Gli Adelphi), pp. 194, € 10,00
2007, Adelphi 8ª ediz., pp. 194, € 17,00

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Pubblicato da

Filomena scrive...

Lettrice ingorda, insaziabile, onnivora. Scrivo per passione e per necessità.

2 pensieri su “Jezabel [Recensione]”

  1. Non è la prima volta che sento nominare questa scrittrice. Avevo letto alcune recensioni su altri libri scritti da lei e mi sembravano promettere molto bene. Spero di trovare in giro qualche suo libro in modo da leggermelo.
    Ottima recensione =)

    Mi piace

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