Post Office [Recensione]


Post Office – Charles Bukowski

Primo romanzo che leggo di questo autore e devo ammettere che mi aspettavo una scrittura più volgare e infarcita di parolacce. I pregiudizi sono davvero armi letali!

In realtà sembra che a scrivere sia un qualunque ‘povero cristo’ che deve lavorare per potersi permettere una vita normale.

Più o meno.

Non tutti sono capaci, attraverso la scrittura, di esprimere concetti e sentimenti e fare un quadro chiaro di una vita, una società e un’epoca come ha fatto Henry Chinaski, protagonista assoluto del romanzo.

Di sicuro il lavoro del postino non è come l’immaginavo!

Da bambina, vedevo il nostro postino trotterellare allegro per le strade del quartiere, con la sua tracolla di cuoio perennemente aperta e

L’attendevo ansiosa quando aspettavo una lettera.

Mai avrei pensato che faticasse tanto per distribuire la posta, mai e poi mai avrei creduto possibile l’esistenza di postini scorbutici, antipatici e mal disposti nei confronti della gente.

Mi son dovuta ricredere…

Non solo dopo aver letto il romanzo di Bukowski, ma (soprattutto) per la mia personale esperienza con i ‘postini moderni’, ho scoperto come NON dovrebbe mai essere un postino…

TRAMA
“Non potevo fare a meno di pensare, Dio mio, questi postini, non fanno altro che infilare le loro lettere nelle cassette e scopare. Questo è il lavoro che fa per me, oh, sì sì sì.” Ma il paradiso sognato da Henry Chinaski, viene brutalmente smentito dalla realtà quando, assunto dall’amministrazione postale americana, si ritrova con la sacca di cuoio sulle spalle a girare in lungo e in largo attraverso la squallida periferia di Los Angeles. Deluso dalla routine quotidiana e insofferente ai regolamenti della macchina burocratica, Chinaski si consola affondando le sue frustrazioni nell’alcol e trovando rifugio tra le morbide braccia di donne più sole di lui, come la calda e accogliente Betty, l’insaziabile vogliosa texana Joyce e Fay, la contestatrice hippy che gli darà una figlia prima di sparire in una remota comunità. Tra clamorose sbornie, azzardate puntate all’ippodromo e ‘movimentate’ nottate in motel sgangherati, Chinaski riuscirà a ‘guadagnarsi’ il licenziamento e a farsi riassumere, ma solo per licenziarsi definitivamente, disgustato da quell’immenso ufficio postale che, poi, è la vita stessa.

LA MIA OPINIONE
Il romanzo mi è piaciuto, nonostante alcune scene un po’ volgari, ma non di cattivo gusto.
A sentir parlare i suoi (troppi) imitatori, Bukowski ha scritto solo pagine piene di sesso, sbronze, scommesse al gioco e tutto ciò che di peggiore ha da offrire, la vasta gamma dei comportamenti umani.

Invece non è così, non per me, io ci ho trovato tanta vita, crudele, quotidiana e miserabile.
Alla fine, quello che mi è rimasto più impresso è il sistema POSTE e la vitaccia che sono costretti a fare questi poveri postini.

Bukowski, in questo romanzo, parla di sacrifici e soprusi, di vizi e di cattive condizioni di vita.

Parla anche di un’epoca diversa dalla nostra che poi, nella pratica, risulta essere molto simile nelle dinamiche comportamentali di uomini e donne.

C’è il mondo intero in questo romanzo e checché se ne dica, secondo me al centro rimane l’uomo sfruttato e abusato che a sua volta genera altre forme di violenze e abusi, piuttosto che i suoi miserevoli vizi e debolezze.

Alla fine si accetta un lavoro di merda, ma che ci permette di condurre una vita normale, conformata ai canoni dell’epoca in cui viviamo, quando si potrebbe tranquillamente fare a meno di certe cose e vivere una vita più serena, più approntata ai legami affettivi, senza dover dimostrare a nessuno che si è autonomi, almeno economicamente.

“Dovremmo trovarci un lavoro, tutt’e due,” disse Joyce, “per provargli che non stai dietro ai soldi. Per provargli che sei autosufficiente. ”

“Piccola, non essere ingenua. Qualunque stronzo è capace di trovarsi uno straccio di lavoro; invece ci vuole cervello per cavarsela senza lavorare. Qui la chiamiamo l’arte di arrangiarsi. E io voglio diventare il maestro in quest’arte.”

Unica nota dolente, se così posso definirla, è una certa trascuratezza nell’approfondimento di alcune situazioni e scelte che Henry fa nel corso della storia. Avrei preferito che si soffermasse di più sull’aspetto psicologico e comportamentale del protagonista, ma trattandosi di se stesso forse trovò difficile farlo o preferì eclissare certi aspetti della sua vita.

CURIOSITÀ
Henry Charles “Hank” Bukowski Jr., nato Heinrich Karl Bukowski (noto anche con lo pseudonimo Henry Chinaski, suo alter ego letterario), (Andernach, 16 agosto 1920 – San Pedro, 9 marzo 1994) è stato un poeta e scrittore statunitense di origine tedesca.

Post Office è considerato un romanzo semi-autobiografico perché narra vicende realmente accadute all’autore e perché Bukowski lavorò davvero per il servizio postale statunitense a Los Angeles.

Nel 1962 fu traumatizzato dalla morte di Jane Cooney Baker, il suo primo vero amore. Bukowski sfogò il suo lutto e la sua devastazione in una potente serie di poesie e racconti che piangevano la sua morte. Jane è considerata anche la più importante tra le Muse che ispirarono la sua scrittura: ne sono convinti i biografi Jory Sherman, Souness, Brewer e Harrison.

Nel 1964 Frances Smith, la sua nuova convivente, partorì l’unica figlia di Bukowski, Marina Louise. Lui però screditava Frances con frasi pesanti: hippy dai capelli bianchi (white-haired hippy), lavoro malfatto (shack-job) e vecchia sdentata (old snaggle-tooth).

In effetti, non possiamo definirlo un perfetto galantuomo, però sapeva scrivere e trasmettere sentimenti forti.

VOTO

Ottimo
Ottimo

Consigliato a chi ama leggere vicende di vita vera!

EDIZIONI
2013 Guanda (Ebook Formato Kindle), 160 p., brossura € 8,50
2009 TEA (collana Teadue), 155 p., copertina flessibile € 8,50
2006 Guanda (collana Narratori della Fenice), 160 p., brossura € 13,00

Annunci

Pubblicato da

Filomena scrive...

Lettrice ingorda, insaziabile, onnivora. Scrivo per passione e per necessità.

6 pensieri riguardo “Post Office [Recensione]”

  1. Ottima recensione. Molti non riescono a scartare la buccia ruvida di Hank… perdendosi tutto il gusto tenero e malinconico di Henry. Sincero e senza fronzoli. Grazie.

    Liked by 1 persona

      1. Già! Nel romanzo “Donne” tutto questo è ancora più evidente, a meno che a leggere non sia un superficiale tontolone… 🙂

        Mi piace

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...