Avevano spento anche la luna [Recensione]


Dopo aver letto poche pagine di “Avevano spento anche la luna”, ho subito pensato che la scrittura di Ruta Sepetys è paragonabile alla pennellata di Vincent van Gogh. Poche ma decise frasi che compongono un quadro atroce e allo stesso tempo bellissimo: colori forti e in contrasto tra loro che si esaltano vicendevolmente.

Lina racconta agli altri passeggeri quello che vede da un buco tra le assi:

«Ci sono delle persone», aggiunsi. «Un prete. Sta pregando. Un uomo sta reggendo un grosso crocifisso.» Il prete alzò lo sguardo, spruzzò dell’olio e si fece il segno della croce mentre il nostro treno si allontanava sferragliando.
Stava dando l’estrema unzione.

Nel racconto della Sepetys c’è un continuo confronto tra il bene e il male, le atrocità e l’amore cui gli esseri umani sono capaci di dispensare ai propri simili.

Mi guardai attorno. La stazione era confinata in una zona deserta, circondata da boschi bui. Mi immaginai un tappeto che veniva sollevato e un’enorme scopa sovietica che ci spazzava sotto.

Questo romanzo era presente nella mia libreria da tempo ma la copertina, troppo simile ad altre che narrano storie differenti, non mi invogliava a iniziarne la lettura. Poi, in occasione della Giornata della Memoria, mi sono decisa a leggerlo e devo dire che non sono riuscita a staccarmene molto facilmente.

La scrittura è rapida, netta, proprio come le pennellate di Vincent van Gogh, le frasi brevi ci espongono un vissuto sconosciuto alle masse e alla fine della storia un po’ si cede al malsano tentativo del nostro inconscio di dubitare della veridicità degli orrori narrati.

TRAMA
Lina ha appena compiuto quindici anni quando scopre che basta una notte, una sola, per cambiare il corso di tutta una vita. Quando arrivano quegli uomini e la costringono ad abbandonare tutto. E a ricordarle chi è, chi era, le rimangono soltanto una camicia da notte, qualche disegno e la sua innocenza. È il 14 giugno del 1941 quando la polizia sovietica irrompe con violenza in casa sua, in Lituania.

Lina, figlia del rettore dell’università, è sulla lista nera, insieme a molti altri scrittori, professori, dottori e alle loro famiglie. Sono colpevoli di un solo reato, quello di esistere. Verrà deportata. Insieme alla madre e al fratellino viene ammassata con centinaia di persone su un treno e inizia un viaggio senza ritorno tra le steppe russe. Settimane di fame e di sete. Fino all’arrivo in Siberia, in un campo di lavoro dove tutto è grigio, dove regna il buio, dove il freddo uccide, sussurrando. E dove non resta niente, se non la polvere della terra che i deportati sono costretti a scavare, giorno dopo giorno.

Ma c’è qualcosa che non possono togliere a Lina. La sua dignità. La sua forza. La luce nei suoi occhi. E il suo coraggio. Quando non è costretta a lavorare, Lina disegna. Documenta tutto. Deve riuscire a far giungere i disegni al campo di prigionia del padre. È l’unico modo, se c’è, per salvarsi. Per gridare che sono ancora vivi. Lina si batte per la propria vita, decisa a non consegnare la sua paura alle guardie, giurando che, se riuscirà a sopravvivere, onererà per mezzo dell’arte e della scrittura la sua famiglia e le migliaia di famiglie sepolte in Siberia.

LA MIA OPINIONE
La storia è ricca di speranza nonostante siamo di fronte a uno dei periodi più bui che l’umanità abbia conosciuto.

Alla fine un po’ resta l’amaro in bocca perché questo continuo disegnare di Lina sembra eccessivamente finto. In realtà fa parte proprio di quel modo di raccontare per contrasti che rende così forte la storia.

Ci si chiede continuamente, durante la lettura, cosa avremmo fatto noi al posto loro, possibile che nessuno osava ribellarsi? Possibile che tutto questo sia stato così facile da nascondere? Possibile che un uomo può arrivare a fare tanto male a un altro uomo fino a considerarlo meno importante di un animale?

Ovviamente il tema trattato è di quelli che ti sconvolgono, dalla prima all’ultima pagina la tensione non si allenta mai. L’autrice ha inserito nel corso della narrazione, episodi di vita familiare precedenti la deportazione, questo espediente che a volte confonde un po’ il lettore, ha però la forza di mettere in evidenza i contrasti.

Eccone un esempio:

Cara signorina Vilkas, la ringraziamo per averci inviato la sua richiesta di ammissione per il corso estivo di arte. I saggi da lei mandati sono davvero notevoli. È quindi con grande piacere che le offriamo un posto nel nostro…
«Sì! Hanno detto di sì!» gridai.
«Lo sapevo!» esclamò il papà.
«Congratulazioni, Lina», disse Jonas abbracciandomi.
«Non vedo l’ora di dirlo a Joana. » «È stupendo, tesoro! » esclamò la mamma.
«Dobbiamo festeggiare.» «Abbiamo preso una torta», disse Jonas.
«Be’, ero sicura che avremmo festeggiato», dichiarò la mamma strizzando l’occhio.
Il papà era raggiante. «Tu, mia cara, hai un vero dono», mi disse prendendomi le mani. «Ci sono grandi cose in serbo per te, Lina.»
Girai la testa sentendo un rumore frusciante. La donna altaica camminò dondolando fin nell’angolo, grugnì e pisciò in un secchio di latta.

Quanto è stato facile per Lina perdere la sua normalità, la quotidianità dei gesti semplici come lavarsi o pettinarsi? Come ci sente quando ti tolgono tutto e tu non hai nessuna possibilità di riprenderti niente?

A Lina hanno tolto l’esistenza che ha sempre conosciuto, i militari del NKVD l’hanno strappata dal mondo così come la morte ti strappa dalla vita ma lei, nonostante tutto, desiderava vivere, nonostante il gelo, la fame, la violenza, le malattie e le umiliazioni ha sempre continuato a scegliere la vita.

Il romanzo è un viaggio che parte da una casa bella e confortevole e finisce in un tugurio ghiacciato della Siberia. Non è però solo un viaggio fisico, uno spostamento di corpi da un luogo geografico a un altro. Il viaggio è anche dell’anima della protagonista e di tutto quel popolo che ha dovuto affrontare quelle vicende. Il viaggio ti porta verso la morte, inesorabile meta della vita umana, ma la differenza la fa il percorso che ognuno di noi sceglie di percorrere.

Di fronte agli stessi avvenimenti, i protagonisti sceglieranno un modo diverso di reagire e affrontare l’orrore. C’è chi non è stato forte abbastanza, chi è stato più sfortunato di altri e chi, come Lina, ha continuato a lottare e a sognare di tornare alla sua casa.

Una lettura non facile né leggera ma che io consiglio di fare comunque, per riflettere e approfondire l’animo umano e le mille possibili strade che ognuno di noi, in qualsiasi epoca viva, può decidere di percorrere.

CURIOSITÀ
Ruta Sepetys è figlia di rifugiati lituani e proprio dalle vicende della sua famiglia ha tratto ispirazione per la scrittura di questo romanzo. Lei non ha vissuto in prima persona ciò che è capitato a Lina e gli altri ma ha raccolto le testimonianze di quelli che veramente hanno vissuto l’esperienza del Genocidio dei popoli baltici o Olocausto rosso durante gli anni della Seconda Guerra Mondiale.

Il titolo originale del romanzo è Between Shades of Gray ed è decisamente appropriato alla storia narrata. La traduzione in Italia, come spesso capita, non è stata letterale e, secondo me, è stato un errore. Forse da noi erano troppo e più famose le altre sfumature per cui si rendeva necessaria una modifica sostanziale…

Copertina originale

L’autrice si è recata in Lituania dove ha conosciuto e parlato con chi queste storie le ha vissute sulla propria pelle, ha romanzato vicende realmente accadute e un po’ si sente che la storia ha attraversato questo filtro ma non ha perso niente della sua imponenza anzi, sono convinta che è proprio grazie alla leggerezza con cui sono state descritte alcune scene, che il lettore riesca a percepirle in tutta la loro tragica drammaticità. Avrebbe fatto meno effetto leggerle come il classico reportage delle violenze subite o a cui si è dovuto assistere.

Questa testimonianza è stata scritta per tramandare una documentazione autentica, per parlare in un mondo in cui le nostre voci sono state soffocate. Può essere che i presenti scritti la sconvolgano o la facciano inorridire, ma non è questa la mia intenzione. La mia più grande speranza è che le pagine contenute in questo barattolo stimolino in lei la fonte più profonda della compassione umana.
Spero che la inducano a fare qualcosa, a raccontare a qualcuno.

VOTO

Ottimo
Ottimo

Necessario
Lettura consigliata!

EDIZIONI
2011, Garzanti Libri, Narratori moderni, 298 p., rilegato € 18,00
2012, Garzanti Libri, Super Elefanti bestseller 298 p., € 9,90

Annunci

Pubblicato da

Filomena scrive...

Lettrice ingorda, insaziabile, onnivora. Scrivo per passione e per necessità.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...