Lo scrittore deve essere (anche) un intellettuale?


Foto di Pierpaolo Pasolini, scattata durante le riprese di un film a Roma.
Foto di Pierpaolo Pasolini, scattata durante le riprese di un film a Roma.
Una riflessione partita da lontano, forse dai tempi della scuola, e che è andata ingigantendosi nella mia testa dopo la questione #coglioneNo e che in questi giorni trova sempre spunti nuovi per riemergere dal profondo del mio inconscio.

Mi sono effettivamente chiesta se sia giusto considerare “scrittore” chiunque abbia narrato su carta (o file elettronico, se preferite), una qualunque storia, pubblicata o meno.

Allora mi sono documentata e ho cercato il significato della parola:

scrittóre s. m. (f. -trice) [lat. scriptor -ōris, der. di scriptus, part. pass. di scribĕre «scrivere»]. –

1.

a. ant. Scrivano, copista. Per estens., chi scrive ispirato da altri: Ma questo vero è scritto in molti lati Da li scrittor de lo Spirito Santo (Dante).

b. Denominazione (anche nella forma lat. scriptor) tuttora in uso presso la Biblioteca Vaticana per indicare il bibliotecario incaricato dell’esplorazione, della descrizione e catalogazione dei fondi antichi manoscritti e a stampa. S. apostolico, nei diversi uffici della curia papale, titolo che si dava a tutti gli scrittori di lettere, rescritti, ecc., in seguito riservato esclusivamente agli scrittori delle bolle della Cancelleria apostolica e della Dataria.

2.

a. Chi si dedica all’attività letteraria; chi compone e scrive opere con intento artistico: il primo libro di uno s.; uno s. famoso, noto, sconosciuto; uno s. scrive un libro attorno ad uno s. che scrive due libri, attorno a due s., uno dei quali scrive perché ama la verità ed un altro perché ad essa è indifferente (Giorgio Manganelli); uno s. molto tradotto all’estero; i grandi s. dell’Ottocento russo; gli s. moderni, contemporanei. Con riferimento ai varî movimenti letterarî, o alla qualità, al contenuto, al tono, ecc. degli scritti: uno s. classico, romantico, verista, simbolista, intimista; uno s. impegnato, superficiale, innovatore, tradizionale; uno s. ironico, piacevole, monotono, leggero, pesante; con implicito giudizio positivo: quello sì che è uno s.!; in questa frase si sente il tocco dello s.!; scrittori si nasce, non si diventa.

b. non com. Autore di un particolare scritto: lo s. del libello è sempre rimasto ignoto; lo s. della relazione non sembra sufficientemente informato.

c. S. fantasma (o s.-fantasma), traduz. ital. dell’espressione ingl. ghost-writer (v.): il ghost-writer, lo s. fantasma …: l’anonimo redattore che dà forma di libro a ciò che hanno da raccontare altre persone (I. Calvino). ◆ Dim. scrittorèllo, scrittorùccio o scrittoruzzo (non si stupiscano i lettori del titolo di eccellenza prodigato ad uno scrittoruzzo par mio, Tarchetti), scrittorùcolo, tutti con valore spregiativo.

La parte che più mi ha colpita e che mi serve per continuare il mio ragionamento è: Chi si dedica all’attività letteraria; chi compone e scrive opere con intento artistico.
Quindi, ne deduco io, che lo scrittore perlomeno si occupa di letteratura ma cosa significa la parola letteratura?

letteratura s. f. [dal lat. litteratura, der. di littĕra e littĕrae, secondo il modello del gr. γραμματική (v. grammatica)]. –

1. In origine, l’arte di leggere e scrivere; poi, la conoscenza di ciò che è stato affidato alla scrittura, quindi in genere cultura, dottrina. Oggi s’intende comunem. per letteratura l’insieme delle opere affidate alla scrittura, che si propongano fini estetici, o, pur non proponendoseli, li raggiungano comunque; e con sign. più astratto, l’attività intellettuale volta allo studio o all’analisi di tali opere: l. antica, classica, moderna; l. italiana, francese, inglese, provenzale, ecc.; l. universale; la l. del Trecento, del Settecento; e con riguardo al contenuto, alla forma, al carattere, ai fini che si propone: l. in prosa, in versi; l. narrativa, poetica, didascalica; l. popolare, popolareggiante, patriottica; l. impegnata o disimpegnata, a seconda che tratti o non tratti di problemi politici e sociali della realtà contemporanea; l. per l’infanzia; l. amena, le opere scritte principalmente col fine di dilettare (romanzi, racconti, novelle); l. erotica; l. di consumo, di livello più commerciale che artistico, destinata a un immediato smercio presso un largo pubblico; l. rosa, quella formata di romanzi e racconti sentimentali; in senso ampio (e con riferimento alle opere letterarie più valide): svolgimento, decadenza, rinnovamento della l.; corso di l., professore di l. (latina, italiana, ispano-americana, ecc.); dedicarsi alla l., studiare la l., ecc. Storia della l., quella che rappresenta lo svolgimento della letteratura di un popolo o anche di tutti i popoli (storia universale della l.), con notizie biografiche e giudizî critici sugli autori e le loro opere; anche il manuale, l’opera, il testo di studio, detti spesso, nell’uso fam., più brevemente letteratura: la l. del De Sanctis; ricordatevi di portare la l. domani a scuola.

2. Con accezione più ristretta (calco del ted. Literatur), l’insieme degli scritti relativi a una scienza, arte o disciplina: l. musicale, drammatica, pittorica; la l. giuridica tedesca dell’Ottocento; e anche degli scritti relativi a un oggetto determinato: l. dantesca, petrarchesca; in tema di fallimento esiste un’abbondante l. (in questi ultimi casi, più com. bibliografia).

3. In tempi recenti, il termine ha assunto anche un sign. limitativo, per qualificare complessivamente quelle produzioni letterarie in cui al virtuosismo della parola e delle forme non corrisponda un adeguato fervore sentimentale e fantastico; quindi, fare della l. equivale in genere a fare della retorica, curare più la forma che la sostanza.

4. non com. Stampato accluso alla confezione di un prodotto farmaceutico, contenente le indicazioni terapeutiche e posologiche.

Anche qui, la frase che mi serve per continuare il discorso è: l’insieme delle opere affidate alla scrittura, che si propongano fini estetici, o, pur non proponendoseli, li raggiungano comunque; e con sign. più astratto, l’attività intellettuale volta allo studio o all’analisi di tali opere.

Riassumnedo, lo scrittore scrive opere che seppure non aspirano ad essere di rilevanza culturale, raggiungono comunque uno scopo artistico e intellettuale.
Ma chi è l’intellettuale?

intellettüale agg. e s. m. e f. [dal lat. tardo intellectualis; nel sign. 2, sul modello del fr. intellectuel]. –

1. agg.

a. Dell’intelletto, che concerne l’intelletto e la sua attività, di solito in contrapp. al sentimento, alla fantasia, alla volontà, al senso morale: le facoltà i.; doti i.; forza, vigore i.; virtù i. o speculative, nella teologia cattolica, abiti che dispongono le facoltà conoscitive all’apprensione del vero (comunem. distinte in intelletto, scienza, sapienza); cognizioni i., che s’acquistano con la mente, senza aiuto dell’esperienza o della percezione sensoriale; piacere, godimento i.; fatica intellettuale.

b. Con riferimento all’intelletto, inteso come complesso delle facoltà mentali e dell’attività culturale: progresso i.; centro i., centro di studî (oggi comunem. centro culturale); proprietà i., il diritto d’autore su un’opera dell’ingegno.

c. Limitato all’intelletto, con esclusione di altre facoltà come il sentimento, la fantasia, il gusto estetico, ecc. (sinon., quindi, soprattutto nella critica letteraria e artistica, di cerebrale): arte, poesia, musica i.; una distribuzione di colori, di linee, troppo intellettuale. Più com., in questo sign., intellettualistico.

2. Riferito a persona, colto, amante degli studî e del sapere, che ha il gusto del bello e dell’arte, o che si dedica attivamente alla produzione letteraria e artistica: una donna i. e raffinata; in questo sign. è per lo più sostantivato, soprattutto al plur., gli i., per indicare complessivamente coloro che si dedicano agli studî, che hanno spiccati interessi culturali, che esercitano una attività intellettuale o artistica (analogam., in designazioni collettive: la classe i., o, più comunem., la classe degli i.; gli ambienti i. e raffinati di Parigi; un salotto i. e mondano, e sim.). Nell’uso contemporaneo ha spesso valore iron. o limitativo, per indicare ostentazione di gusti e costumi raffinati o superiorità culturale e spirituale, non di rado solo immaginaria: è un i.; fa l’i.; posa a intellettuale. In ambienti politici, la parola è stata usata con accezioni e sfumature diverse, talora per definire coloro che, in un gruppo sociale, in un partito e sim., costituiscono, per la loro preparazione culturale, per ingegno, ecc., la mente direttiva e organizzatrice (ha questo sign. anche l’espressione gramsciana i. organico); talora, invece, per designare polemicamente chi, in nome di una effettiva o pretesa superiorità culturale, assume atteggiamenti individualistici e critici in seno alla società in cui vive, al gruppo politico di cui fa parte. ◆ Avv. intellettualménte, mediante l’intelletto: materia intellettualmente elaborata; per ciò che riguarda l’intelletto, dal punto di vista dell’intelletto: una conversazione intellettualmente stimolante; una persona intellettualmente molto valida (o, al contr., intellettualmente povera, modesta); con predominio dell’intelletto, e quindi con povertà di fantasia e di sentimento, cerebralmente: comporre, dipingere troppo intellettualmente.

La frase che adduco a prova schiacciante è: Riferito a persona, colto, amante degli studî e del sapere, che ha il gusto del bello e dell’arte, o che si dedica attivamente alla produzione letteraria e artistica.

Posso quindi affermare che lo scrittore è anche un intellettuale o perlomeno dovrebbe ambire a esserlo.

Come accanita lettrice però, troppo spesso mi ritrovo davanti libri o racconti, scritti da persone che, seppure si erano cimentate nella stesura di opere d’intrattenimento, quindi senza scopi culturali o di indottrinamento, fallano su questioni basilari come la forza di gravità, che spinge tutte le cose al suolo o l’uso di una particolare attrezzatura senza un minimo di ragionamento logico sul come e perché certe cose funzionano in un certo modo.

Adoro leggere ma è odioso ritrovarsi davanti scene assurde, cose che se anche si volessero inquadrare in uno scenario fantasy o fatascientifico, sono illogiche e impossibili anche con un abbondante uso di fantasia.

Aspiro a scrivere e diventare, forse un giorno lontano, una scrittrice ma prima di tutto dovrei amare il sapere, la conoscenza e approfondire ciò che più mi attrae.

Che storie potrei scrivere se restassi confinata nel mio salotto, con la TV sempre accesa che vomita perlopiù pubblicità di oggetti di cui non ho bisogno o cerca di inculcarmi modelli estetici e comportamentali che poco hanno di reale?

Non so voi ma io inizio a studiare!

Il significato dei termini Scrittore, Letteratura e Intellettuale, è tratto dal Vocabolario on line TRECCANI.

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Pubblicato da

Filomena scrive...

Lettrice ingorda, insaziabile, onnivora. Scrivo per passione e per necessità.

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