Masterpiece (RAI3) “tira”?


Masterpiece RAI3

Quando ho saputo che su RAI3 sarebbe andato in onda un programma-talent-reality per aspiranti scrittori, ho subito pensato:
è proprio vero che l’universo degli esordienti (scrittori) fa gola a molti!

Un programma televisivo ha dei costi, spesso molto alti, per cui chi ha immaginato Masterpiece, deve aver visto l’oggetto scrittura come qualcosa di altamente remunerativo.

Tutti, persino i muri, sanno che in Italia è di più, in senso numerico, la gente che scrive di quella che legge quindi, perché non cavalcare l’onda del self-publishing e/o della vanity press?

Da lettrice non sapevo neppure che cosa significasse il termine vanity press, nella pratica ho scoperto che molti aspiranti scrittori, non contenti dei rifiuti delle case editrici tradizionali, spinti dal fuoco sacro della scrittura, decidono di auto-pubblicare i propri “capolavori”, senza passare per un qualsiasi tipo di selezione, correzione e/o editing del testo.

Ancora più spesso, ho scoperto mio malgrado, gli aspiranti autori, si affidano a case editrici cosiddette “a pagamento”, ovvero aziende che chiedono ai loro autori, una partecipazione monetaria alla pubblicazione del testo.

Non giudico la correttezza di tali pratiche ma diffido di queste forme di pubblicazione, ho provato a leggere opere auto-prodotte e altre pubblicate con contributo e ne sono rimasta abbastanza delusa.

Il prodotto “libro” necessita di una bella copertina, una buona impaginazione, assenza di errori e refusi e soprattutto deve avere alla base una storia leggibile, logica (più o meno), coerente, con protagonisti e personaggi ben caratterizzati.

Ho letto cose…

Rimane il fatto che si legge poco, quindi si vendono pochi libri.

In una puntata del programma, lo scrittore Antonio Pennacchi, ha asserito che:

…dalla letteratura uno si aspetta l’arte…

E quando l’ho sentito pronunciare questa frase, sono rimasta sbalordita dalla semplice verità che alle mie orecchie è parsa, a dir poco, anacronistica.

Resta però reale, anche per me, il desiderio di trovare in un libro qualcosa di più. Un approfondimento dei sentimenti e delle situazioni che magari riempiono la vita di qualsiasi individuo, vorrei evitare di ritrovarmi a leggere scene che si possono vedere nella maggioranza delle fiction in TV, reazioni emotive degne di film come “Via col vento” o altri film romantici ma non della vita reale.

La scrittura (narrativa) non è cinema, è un’altra forma d’arte.

E la domanda finale è:
il business editoriale si è spostato dall’oggetto Libro al personaggio Scrittore? E se è così, che senso ha leggere libri fatti per vendere gli autori anzichè le storie narrate?

Ci sto ancora pensando e non riesco a trovare le risposte che cerco…

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Pubblicato da

Filomena scrive...

Lettrice ingorda, insaziabile, onnivora. Scrivo per passione e per necessità.

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