Champs-Élysées all’imbrunire


Visti dall’alto i solchi sono troppo precisi e netti, non è stata la natura a disegnarli ma uomini abili e industriosi.

Sembrano canali, delineati da alberi e verzura.

Il letto nero d’asfalto accoglie il traffico lento e luminoso di auto, moto e rari autobus.

Ai lati dei canali brulica la vita di centinaia di individui: un’esplosione di colori e lingue diverse.


Davanti alle enormi vetrine splendenti e ricolme delle merci più disparate, sono ferme, immobili eppure frementi, donne che in tutto ricordano le libellule posate sugli steli più alti di piante palustri, dall’aspetto semplice ma con riflessi arcobaleno che catturano gli ultimi raggi del sole calante e lo sguardo di quelli che gli passano accanto.

Da qui su, i rumori del fiume arrivano a mala pena.

Qui è il regno del vento e di pochi, temerari uccelli.

Il fiume nero inghiotte e riversa detriti sulle sponde. Come ciottoli impazziti, trascinati dalla corrente, mamme con i loro cuccioli si trascinano a fatica sulla riva.

A volte il bagliore della carrozzeria di uno di quei pesci, arriva fino a me che sono a quasi trecento metri dal suolo.

C’è da sentirsi Dio potendo guardare tutto dall’alto, invece io mi sento più piccola di una formica: un insignificante insetto nel becco di un uccello.

FOTO di Valerii Tkachenko
Cityscape Paris november at night light view on Champs Elesees

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Pubblicato da

Filomena scrive...

Lettrice ingorda, insaziabile, onnivora. Scrivo per passione e per necessità.

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