Equilibrio


equilibrio
Il mondo sopravvive grazie a un precario equilibrio di forze. Normalmente queste forze restano invisibili ai nostri miopi occhi umani.

Un giorno, nel lontano agosto 2006, i miei occhi hanno visto ciò che succede ogni giorno negli abissi inesplorati del pianeta terra. Non sapevo niente del Consiglio delle Essenze e oggi, a trent’anni da allora ho scoperto pochissimo: ne va della mia vita! Quello di cui sono stata testimone è talmente surreale che spesso mi chiedo se non sia stato solo un sogno, una vivida allucinazione. L’amore è folle, cieco, testardo e pazzo ma non credevo che avesse un potenziale distruttivo così grande.

Stavo correndo per le scale della Metropolitaine, in ritardo come al solito, quando un riflesso arcobaleno catturò la mia attenzione: forse un neon mal funzionante nella galleria buia alla mia sinistra.


Pioveva quel giorno a Parigi, ricordo bene l’umidità soffocante e l’odore di muffa che permeava l’aria. Dovendo aspettare il treno successivo, mi accomodai su una panchina di ferro, sotto un enorme e coloratissimo cartellone pubblicitario, all’interno di una specie di nicchia. Dall’altra parte del tunnel, oltre i binari, alcune persone erano in piedi pronte a salire sul treno che stava arrivando.

Una donna in particolare attirò la mia attenzione, con una mano reggeva un’enorme busta della spesa, con l’altra stringeva forte quella più piccola di una bambina, forse sua figlia. Entrambe avevano i capelli nerissimi acconciati in bellissime treccine. Sul volto della donna leggevo un’espressione di insolito terrore e irrequietezza. Lanciava di sottecchi veloci occhiate verso il buio della galleria da dove sarebbe arrivato il mio treno, poi, per un secondo interminabile, fissò i suoi occhi neri nei miei per tornare subito a controllare il buio della galleria.

Seguii istintivamente il suo sguardo e in quell’istante rividi il lampo arcobaleno, contemporaneamente arrivava il treno dall’altra parte e dopo pochi istanti mi accorsi di essere rimasta sola. In lontananza si sentiva il suono di un violino e per non mettermi paura da sola, cominciai a fissare il manifesto di fronte a me. L’aria calda e afosa mi dava alla testa, quell’odore terribile peggiorava la mia consueta nausea.

Cominciai a vedere delle cose strane, il manifesto sembrò animarsi, i personaggi della pubblicità sembravano discutere tra di loro, si udivano delle persone litigare in lontananza. Dovevo aspettare una decina di minuti prima che il treno arrivasse ma mi sembrava un tempo eterno, volevo andare via, qualcosa nell’aria mi suggeriva di fuggire ma tremavo come se avessi la febbre alta ed ero paralizzata come quando sogni qualcosa di spaventoso da cui non puoi fuggire. Non riuscivo nemmeno a parlare.

All’improvviso apparvero due figure, arrivarono così in fretta da sembrare ombre sfocate. Io sussultai sulla panchina fredda e loro si accorsero di me. La ragazza rivolgendosi al ragazzo che era con lei chiese:
– Come è possibile che non ci siamo accorti di quest’umana?
– In effetti, non so come spiegarlo, nemmeno adesso ne percepisco la presenza.

Mi osservavano come se fossi uno scherzo della natura, io infastidita e un po’ stizzita rabbiosamente chiedo:
– Perché continuate a guardarmi così? Non vi hanno insegnato che è scortese fissare la gente? E poi che significa che non sentite la mia presenza? Non sono un fantasma!

I due si guardarono atterriti poi, lentamente, tornarono a studiarmi con insistenza, peggio di prima. Ero imbarazzata, sentii il calore salirmi al volto, di sicuro le mie guance erano color porpora. Inaspettatamente la ragazza parlò:
– Tu capisci quello che diciamo?!
Più che una domanda sembrò un’affermazione, risposi con un leggero cenno d’assenso mentre non riuscivo a capire il perché di quella strana domanda, forse si vede da lontano che non sono francese.

Iniziarono a sussurrare troppo velocemente per riuscire a capire quello che si dicevano, pensai semplicemente che fossero due strani soggetti, tipici di queste grandi città. Per apparire disinvolta aprii il mio libro e feci finta di leggerlo ma in realtà ero troppo attratta da quella coppia insolita.

Dovevano essere fidanzati per come si guardavano, ma c’era qualcosa nel loro modo di muoversi che stonava, ancora non sapevo cosa ma lo percepivo bene. Il ragazzo incurante della mia occupazione mi rivolse di nuovo la parola:
– Possiamo chiederti un favore? Ti sembrerà strano ma ci serve qualcuno che faccia da palo, ci sono delle persone che non devono raggiungerci… puoi, per favore, urlare il mio nome se dovessi vedere qualcuno?
– Ma voi cosa siete? Non ti offendere ma non sembrate tanto normali…

Non so ancora spiegarmi perché ma capii subito che quei due non erano come me e la curiosità vinceva l’istinto alla prudenza. Il ragazzo con una smorfia comprese che io volevo capire più di quello che mi era consentito.
– Noi siamo come te… almeno nell’aspetto fisico. Io sono FUOCO e lei è ACQUA, stiamo scappando dai nostri… ‘fratelli’, loro vogliono separarci mentre noi desideriamo più di ogni altra cosa stare insieme. Per questo ci serve il tuo aiuto.
– Perché vogliono separarvi? Siete fratello e sorella e non accettano questo rapporto?

Si guardarono e un fiume d’emozioni iniziò a scorrere tra di loro come se una corrente fatta d’aria attraversasse gli occhi dell’uno per poi tornare indietro, arricchita di significati, negli occhi dell’altra. C’era amore in quello sguardo, un sentimento così intenso da farmi male come un pugno allo stomaco ma c’era anche tanto dolore e io stranamente riuscivo a percepirlo: avevo gli occhi pieni di lacrime e mi bruciava la gola. Avrei voluto stringerli entrambi forte in un abbraccio materno per tranquillizzarli, riuscii solo a girarmi e abbassare lo sguardo imbarazzata.

  • Io l’amo e non dovrei. La nostra stessa natura ce lo impedisce, io dovrei avere paura di lei, ha il potere di distruggermi così come io ho il potere di farla svanire nel nulla: fumo e vapore!
  • Io non riesco a capire.
  • È normale che tu non riesca a capire quello di cui parlo. È molto semplice: il mondo si regge grazie a un precario equilibrio di forze come quella dell’acqua, del fuoco, del vento, dell’aria, della terra e del mare. Ma ce ne sono molte altre. Queste forze sono racchiuse in una sorta di guscio che le protegge e ne regola l’intensità. Noi rappresentiamo quel guscio. Ci sono delle regole da rispettare e noi due le stiamo infrangendo quasi tutte. Noi viviamo sul pianeta Terra come voi e abbiamo una sorta di governo che chiamiamo ‘Consiglio delle Essenze’ ovvero una specie di parlamento dove le Forze Maggiori prendono decisioni che tutti devono rispettare. La Prima Regola è che per nessuna ragione dobbiamo mettere a repentaglio la nostra esistenza, infatti, se anche una sola Essenza dovesse essere distrutta, la terra ne subirebbe un danno enorme e sarebbe molto complicato ristabilire un nuovo equilibrio. Per farti un’idea, pensa all’era glaciale, quello fu un triste periodo per noi tutti. ARIA e TERRA litigarono e quando alcuni di noi intervennero per cercare di ristabilire l’equilibrio tra loro, buona parte dei continenti erano coperti di ghiaccio. Il Consiglio studiò a lungo come ristabilire l’equilibrio nel più breve tempo possibile, ma l’odio e i continui screzi tra quelle due Essenze rese il lavoro molto più lungo del necessario. Ci sono delle Forze che si annullano a vicenda, per questo sono racchiuse in gusci che tendono a evitare il contatto tra loro, proprio come tra predatore e preda. Tra me e ACQUA qualcosa non ha funzionato, anziché respingerci, siamo irrimediabilmente attratti l’uno dall’altra. Voi questo sentimento lo chiamate amore, per noi è qualcosa di più assoluto, è più simile al desiderio di fusione, di essere insieme una cosa sola… ma come fare di due Forze distinte un’unica Essenza? Inoltre io annullerei lei e viceversa, non ci sono possibilità di unione tra noi, possiamo solo vivere uno accanto all’altra senza mai toccarci. Hai mai visto la lava che si getta in mare? Del fuoco non resta nulla se non fumo e dell’acqua che lo spegne non resta che vapore!
  • Cioè, se ho capito bene, voi vi amate ma non potete nemmeno tenervi per mano?
  • Sì. Un triste errore di creazione!
  • Da quanto tempo vi amate così?
  • Da quando i nostri occhi si sono incrociati e la corrente ha iniziato a scorrere tra noi.
  • Quella luce arcobaleno che ho visto prima?
  • Riesci a vedere la corrente? Lo sai che sei strana, dovresti essere cieca e sorda verso le nostre manifestazioni. Dovresti vederci come normali esseri umani, magari un po’ più inquietanti della media ma niente di più!
  • Non ho capito una cosa, Forza ed Essenza non sono la stessa cosa, vero?
  • No, hai intuito bene, non sono la stessa cosa. In realtà l’Essenza è paragonabile all’anima che secondo voi umani lascia il corpo dopo la morte, è una specie di ‘puro spirito’. Invece la Forza è quella che imprigionata in un guscio cerca di agire, di esprimersi e di sovrastare le altre Forze. Per voi umani è paragonabile all’istintività, solo che dentro di voi coesistono molteplici istinti e un’unica anima.
  • Credo di aver capito la differenza tra Forza ed Essenza, quello che non capisco è perché non vi è concesso stare insieme liberamente. Non si può fare niente per permettervi di vivere come una normale coppia?
    Una risata amara precedette la risposta che stavolta fu ACQUA a darmi:
  • Noi dovremmo lottare l’uno contro l’altra per mantenere l’equilibrio. Le Essenze in quanto tali sono, anzi devono essere, egoiste. Non può piovere sempre né ci può essere sempre il sole, l’inverno è necessario quanto l’estate ed è necessario che siano ben distinti. Non si vedrà mai la neve d’estate come non vedrai mai i girasoli sbocciare in inverno. Ci sono delle leggi naturali grazie alle quali l’equilibrio del pianeta rende possibile la vita di innumerevoli creature. Se le nostre Forze si unissero, potrebbero verificarsi catastrofi inimmaginabili. Noi ne siamo consapevoli e i nostri ‘fratelli’ cioè le altre Forze vogliono solo impedire che avvenga qualcosa di orribile a causa nostra.
  • Ma dall’amore può scaturire solo qualcosa di buono, io ne sono convinta.
  • Tu sei solo un’umana e i tuoi sentimenti annebbiano spesso la tua ragione. Io non sono una donna come te ma vorrei tanto poterlo essere. Non sai quanto invidio la tua vita, insignificante ma fatta di cose semplici come la possibilità di avere un figlio, sarei disposta a tutto per avere un figlio con FUOCO. Ma noi non possiamo amarci, non come vorremmo e siamo stanchi di non poterlo fare. Ormai è deciso, nessuno ci fermerà… vero?

Di nuovo quello sguardo tra loro; incapace di continuare a guardarli, con le lacrime agli occhi, in un sussurro prometto di aiutarli. Forse il mondo subirà un cataclisma, non lo so, ma non posso restare insensibile all’intensità del sentimento che dimostrano di provare, non ho mai conosciuto nessuno così intensamente rapito dallo sguardo dell’altro. Lei vorrebbe la mia vita, le mie possibilità da umana, io vorrei tanto poter provare un amore così grande, avere di fronte qualcuno che dimostri di amarmi più di se stesso e del resto del mondo. Sì, li aiuterò, succeda quel che succeda.

Presa da questi pensieri rialzai lo sguardo verso di loro, tutto quello che dovevo fare era aspettare il mio treno e avvisarli se arrivava qualcuno. Gli feci un sorriso in segno di assenso, le parole non erano necessarie. Si spostarono sulla gradinata che portava all’uscita della Metropolitaine, quella da cui ero scesa io pochi minuti prima.

L’aria si fece più densa, irrespirabile, il silenzio era innaturale. Troppo curiosa per restarmene lì seduta andai a sbirciare verso la gradinata. A circa metà della scalinata stavano FUOCO e ACQUA immobili, si guardavano senza mai chiudere gli occhi, neanche un battito di ciglia. Lentamente fecero un passo avanti per ridurre quell’assurda distanza, le mani si unirono subito prima delle labbra in quello che fu il bacio più bello che io abbia mai visto.

Una musica dolce riempì quel luogo buio e lugubre, qualcosa sfrigolava simile alla schiuma del mare. Scioccamente incantata dalla luce arcobaleno che avvolgeva la coppia, non mi accorgevo di quello che stava succedendo. Il mio cuore era colmo di gioia, era come se lo stessi vivendo in prima persona ma era qualcosa di più profondo, passionale e tenero insieme, rabbioso e triste. Era come se morte e vita si fossero unite in un corpo solo.

I loro due gusci non erano più distinti, iniziavano a fondersi e io sperai, anche se sapevo in fondo al mio cuore che sarebbe stato impossibile, che quei due ragazzi si trasformassero in una nuova, unica entità.

Lo sfrigolio aumentò e una nube cominciò ad avvolgerli. Un urlo straziante e un vento innaturale mi spinsero a terra. Da quella posizione riuscivo a vedere quelle labbra che troppo a lungo si erano cercate senza mai sfiorarsi, l’ombra di un sorriso fu il loro ultimo saluto prima di svanire in una nuvola di fumo e vapore.

L’aria profumava di sole e di mare, di fiori freschi e legno. Era come se Madre Natura fosse lì a dare loro il migliore dei commiati. Si stavano dissolvendo, annientati l’uno dall’altra, da un amore crudele eppure così forte da impedirgli di scegliere un’altra via.

Di loro non rimase nulla.

Il fischio del treno mi riportò alla realtà, intorno a me c’erano alcuni dei loro ‘fratelli’ che parlavano concitatamente in cerchio. Capii solo che, non so come, io ero stata una specie di scudo per FUOCO e ACQUA e loro si sono accorti troppo tardi di quello che stava accadendo.
Ancora oggi, dopo trent’anni, il nostro pianeta deve fare i conti con quell’evento, gli scienziati non sanno ancora spiegare cosa abbia causato cambiamenti climatici così repentini e io non posso certo rischiare il manicomio per spiegarglielo.

Tutto sommato, il mio potrebbe essere stato solo un sogno a occhi aperti, bellissimo quanto straziante.

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Pubblicato da

Filomena scrive...

Lettrice ingorda, insaziabile, onnivora. Scrivo per passione e per necessità.

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