Memorie di una geisha [Recensione]


Quando ho sentito parlare per la prima volta di questo romanzo ero titubante. In questi anni (tanti) di letture, ho imparato a fidarmi molto poco delle classifiche di vendita e a evitare i presunti best-seller.
L’idea di leggere questo libro però mi affascinava perché tratta argomenti molto lontani dalla mia cultura e il Giappone ha un fascino tutto particolare. Così mi sono convinta a dargli un’opportunità e alla fine me ne sono innamorata, partivo col piede sbagliato e lo descrive benissimo la stessa protagonista in un passaggio del testo:

Da quando mi sono trasferita a New York ho capito che cosa significhi realmente il termine «geisha» per la maggior parte degli occidentali. Mi è capitato più di una volta di essere presentata, durante qualche ricevimento elegante, a questa o quella giovane donna splendidamente vestita e ingioiellata. Non appena costei viene a sapere che un tempo ho fatto la geisha a Kyoto, atteggia la bocca ad una specie di sorriso, anche se gli angoli delle labbra non si sollevano come dovrebbero. Non sa più che cosa dire, cosicché il peso della conversazione ricade sull’uomo o sulla donna che ci ha presentate, anche perché, pur dopo tanti anni di permanenza negli Stati Uniti, il mio inglese è assai zoppicante. Naturalmente a questo punto non vale più neanche la pena di sforzarsi di parlare, perché la donna sta pensando:
«Mio Dio… mi trovo con una prostituta…» Un attimo dopo viene salvata dal suo cavaliere, un uomo ricco che ha trenta o quarant’anni più di lei. Be’, spesso mi chiedo perché non si renda conto di quante siano le cose che abbiamo in comune. È una mantenuta, proprio come lo ero io, ai miei tempi.

Ero persuasa a non leggerlo perché piena di pregiudizi ma dopo averne letto qualche recensione mi sono buttata nella lettura. Per la cronaca, l’ho riletto più volte ed è sempre piacevole lasciarsi trasportare in un mondo che oggi non esiste più.

TRAMA
Circondate da un’aura romantica e misteriosa, le geishe hanno spesso esercitato sugli occidentali un’attrazione quasi irresistibile, amplificata dalle leggende che circondano la loro esistenza. Come e perché si diventa geishe? In quale modo le fanciulle vengono istruite? Quali sono i rituali e le «abilità» da apprendere? A queste domande Arthur Golden ha deciso di rispondere con un romanzo che ha l’emozionante semplicità e l’immediatezza di una storia vera.
È infatti il racconto in prima persona di una geisha, Sayuri, a guidarci attraverso le complesse, affascinanti tradizioni giapponesi e a permetterci di comprenderne l’intima essenza, il significato più profondo, nel bene e nel male. E benché Sayuri racconti la sua storia con la pacata saggezza di chi ha ormai percorso gran parte della vita, la sua voce tesse una trama precisa e vivida, permettendoci di entrare in un universo al contempo splendido e crudele.

LA MIA OPINIONE
Il romanzo è scritto bene, la lettura è scorrevole e si capisce subito che l’autore ha approfondito molto l’argomento, a tratti la scrittura diventa poesia e ci si immerge in una realtà molto diversa dalla nostra di stampo occidentale e moderna.
Il romanzo parte da Yoroido, un piccolo villaggio di pescatori da dove Chiyo, la nostra protagonista, intraprenderà un viaggio che la porterà a Kyoto, dove cambierà il suo nome in Sayuri e diventerà una delle più famose geishe di Gion. Yoroido è una località inventata dall’autore ma che rispecchia la realtà di tanti villaggi della costa giapponese.
La storia è struggente e crudele perché la bambina viene venduta, insieme a sua sorella mentre alla madre malata non restano che pochi giorni di vita. Il padre, troppo vecchio e troppo provato dalla dura vita di pescatore, ha già perso la moglie precedente e un figlio. Forse tutti questi eventi lo hanno reso incapace di vivere e con il peggiorare delle condizioni di salute della seconda moglie, decide di sistemare altrove le due ragazze.
Chiyo rispetto a Satsu è più fortunata, più piccola ma più bella e soprattutto con occhi di un colore molto particolare che fanno di lei una rarità. Anche per questo finirà in un okiya a istruirsi per diventare una geisha mentre la sorella, meno carina di lei, in un brutto quartiere a fare la prostituta a tempo.
Quello che più mi ha colpita è la rassegnazione del ruolo femminile nella società, Chiyo preferirà la dura vita della geisha piuttosto che continuare a fare la domestica nel suo okiya, la scelta, per certi versi, è inconsapevole. La ragazza si renderà conto, strada facendo, di cosa in realtà sia la vita di una geisha.
Chiyo si lascia attrarre dalla bellezza di queste donne, dal loro trucco e dalle acconciature sfarzose, dai meravigliosi kimono che indossano, dai loro modi ricercati, dalla leggerezza e grazia del loro incedere in strada, dai gioielli e ornamenti che indossano. Sceglie di compiacere e intrattenere uomini spesso ottusi, volgari e incapaci di cogliere la bellezza che c’è in una danza tradizionale o nell’esecuzione di un tradizionale brano musicale.

Prima di allora non mi ero certamente mai vista così nuda. È vero che avevo ancora ai piedi le calze abbottonate, ma mi sentivo più esposta in quel momento, con i legacci della veste sciolti, di quanto mi fossi mai sentita in un bagno pubblico, senza alcun indumento addosso. Vidi lo sguardo del Barone indugiare qua e là, mentre fissava il mio riflesso nello specchio.

Obiettivo e filo conduttore del suo ‘voler diventare una geisha di Gion’ è il Presidente, un uomo diverso dagli altri, buono e sensibile che incontra quando è ancora una domestica e che ritroverà nella sua carriera di geisha. Di suo conserverà per sempre un fazzoletto che considera come il più importante dei portafortuna: le geishe sono molto superstiziose.
In questo mondo, magico ai nostri occhi, si muovono tanti personaggi, tutti ben delineati e tutti realistici, le storie e gli intrecci secondari sono infarciti della tipica cattiveria e invidia femminile. L’universo di Gion è regolato da norme e consuetudini ben precise, perfino la verginità di una geisha segue un rituale, il tutto narrato con un’immediatezza che rende comprensibili e quasi ‘normali’ certi comportamenti.

Shizue, pur non essendo una geisha particolarmente richiesta, era considerata da tutti a Gion la più fortunata delle donne. Per trent’anni era stata l’amante di un farmacista, il quale non era un uomo ricco, così come lei non era una bellezza; ma in tutta Kyoto non era possibile trovare due persone che stessero meglio insieme. Come al solito, Mameha era arrivata più vicino alla verità di quanto volessi ammettere.
«Hai diciotto anni, Sayuri», continuò. «Né tu né io possiamo sapere quale sarà il tuo destino.
Potresti non saperlo mai! Il destino non è sempre come una festa al termine della serata. A volte è un lottare giorno per giorno per tutta la vita.»
«Ma questo, Mameha-san, è molto crudele!»
«Sì, lo è», replicò. «E tuttavia nessuno di noi può sfuggire al destino.»

Tornando alla frase secondo cui una geisha non è dissimile da una ragazza moderna che si fa mantenere da un uomo, mi sono chiesta come sia possibile che la donna viene considerata ancora oggi un oggetto e cosa più grave, che tacitamente accetti tale ruolo.
Quando la dignità avrà più valore del possesso di cose belle e costose? Quando le donne smetteranno di vendersi per ottenere regali e agi? Quando diventeranno consapevoli e artefici del loro destino?

CURIOSITÀ
Nei ringraziamenti, Arthur Golden dichiara:

SEBBENE il personaggio di Sayuri e la sua vita siano completamente inventati, il racconto dell’esistenza quotidiana di una geisha negli anni ’30 e ’40, con i relativi eventi storici, ha basi reali.
Mentre svolgevo le mie approfondite ricerche, una persona in particolare mi è stata di inestimabile aiuto: Mineko Iwasaki, una delle più rinomate geishe degli anni ’60 e ’70, che nel maggio 1992 mi ha accolto nella sua casa di Kyoto e ha corretto ogni mio anche minimo fraintendimento sui vari aspetti della vita di una geisha.

Sia per come ha scritto il romanzo che per averla citata, Mineko Iwasaki intentò una causa legale contro lo scrittore. Ecco cosa riporta Wikipedia:

Mineko Iwasaki fu una delle geishe che il romanziere Arthur Golden intervistò per il suo libro Memorie di una geisha. Secondo Iwasaki ella aveva acconsentito di fornire informazioni allo scrittore a patto che il suo coinvolgimento nel progetto rimanesse confidenziale. Tuttavia Golden rese pubblico il suo nome non solo citandolo apertamente nei ringraziamenti del suo libro, ma anche in varie interviste su giornali nazionali. Quando il romanzo fu pubblicato e riscosse un grande successo Iwasaki, si ritrovò al centro di pesanti critiche e ricevette addirittura minacce di morte per aver violato il codice di segretezza delle geishe.
Iwasaki si sentì tradita dall’uso fatto da Golden di informazioni da lei ritenute confidenziali così come dal modo in cui lo scrittore aveva rielaborato tali informazioni, e la donna dichiarò che Memorie di una geisha era un ritratto inaccurato della vera vita di una geiko. Iwasaki fu particolarmente offesa dal ritratto fornito dal libro, delle geishe come donne coinvolte in forme di prostituzione ritualizzata. Inoltre molti tratti della protagonista del romanzo sono evidentemente modellati sulla figura di Iwasaki, così come molti personaggi ed eventi risultano speculari alle loro controparti reali nella vita dell’ex-geisha, sebbene Golden abbia spesso attribuito valenze negative anche a quelle persone e avvenimenti che invece nella storia reale avevano connotazioni positive.
Iwasaki portò Golden in tribunale con l’accusa di violazione di contratto e diffamazione nel 2001. Nel 2003 un accordo stipulato privatamente tra Iwasaki e la casa editrice di Golden pose termine alla causa in cambio del versamento alla donna di una cifra di denaro non rivelata pubblicamente.

Iwasaki decise di scrivere lei stessa un proprio libro di memorie, in collaborazione con Rande Gail Brown. In Italia è stato pubblicato come “Storia proibita di una Geisha. Una storia vera” edito da Newton Compton Editori

VOTO

Irripetibile
Irripetibile

Ne consiglio vivamente la lettura e la ri-lettura!

EDIZIONI
2013 TEA 571 p., brossura € 5,00
2012, Longanesi 571 p., rilegato € 9,90

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Pubblicato da

Filomena scrive...

Lettrice ingorda, insaziabile, onnivora. Scrivo per passione e per necessità.

4 pensieri riguardo “Memorie di una geisha [Recensione]”

  1. …quando ho letto questo libro ero innamoratissima della cultura giapponese – facevo scherma giapponese, non come il kendo, ma una roba simile. Quando seppi che Sayuri non era mai esistita ci rimasi malissimo. Proprio male. La voce scritta era talmente convincente che… all’inizio lui scrive di come si ricordi della voce della donna su nastro e la senta ancora, morbida, sottile. Per me era così. Leggere qui che c’è più di una finzione dietro a Sayuri… non so, è quasi rassicurante 🙂 è veramente un bel libro, benché anche io sia estremamente scettica circa i best-seller da classifica. Ora però mi vorrei leggere anche le memorie “vere”…

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    1. Se anche Sayuri non fosse mai esistita, rimane un romanzo di un fascino ineguagliabile…
      Tempo fa vidi una specie di documentario sulle geishe di Gion e mi è sembrato tutto molto fedele al romanzo di Golden, Sayuri è sicuramente esistita, con un altro nome magari e una storia un po’ diversa ma di sicuro in lei c’è tutto ciò che era possibile trovare in una qualsiasi geisha dell’epoca.

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